sabato 13 giugno 2020

Dialogo_ step#25

Nipote:Hey nonno, posso farti una domanda?

Nonno:Certo dimmi pure

Nipote: Molte volte mi rimproveri perché mi vedi sempre col telefono.. ma perché credi sia così dannoso?

Nonno: Ai miei tempi quegli aggeggi non esistevano, si apprezzavano le vere gioie della vita che non includevano il passare ore davanti ad uno schermo

Nipote: Ma nonno, non credi che questo sia dovuto unicamente al progresso della società?

Nonno: Chiaramente! Parlando di progresso, però non è detto che questo sia sempre giusto o che porti a cose buone

Nipote: Cosa intendi nonno?

Nonno: La storia ce lo dimostra: nel momento in cui l’uomo ha provato a spingersi troppo in là ha dato vita a scenari negativi: gli esperimenti durante la seconda guerra mondiale, la bomba atomica ad Hiroshima e la stessa evoluzione delle armi

Nipote: Sì nonno hai ragione ma non credi sia un po’ esagerato paragonare queste cose al cellulare?

Nonno: Forse sì, ho divagato un po’ troppo ma voglio aiutarti a crearti un pensiero critico sulle cose. Ad esempio, tu cosa ne pensi del progresso?

Nipote: Io penso sia una risorsa. Portando come esempio proprio il cellulare dunque la rivoluzione tecnologica durante la quale sono nato posso dire che grazie al telefono il potenziale bagaglio culturale di noi giovani e di chi ne ha accesso si è notevolmente ampliato: chiunque può raggiungere qualsiasi informazione

Nonno: Sai forse non l’avevo guardata da questa prospettiva, continuo però ad essere un po’ scettico nei confronti del progresso

Nipote: Non ti nascondo che anche io lo sono. Negli ultimi anni infatti questa continua ricerca di miglioramento ha portato l’uomo a trascurare la natura, mancandole di rispetto. Le conseguenze le vedremo solo nel futuro

Nonno: Il problema più grande è che secondo me si pensa solamente ai propri interessi

Nipote: Le nostre parole mi ricordano un filosofo, Levinas

Nonno: Chi è?

Nipote: L’ho studiato a scuola e trattava queste tematiche, per lui dovere dell’uomo è fare in modo che le generazioni future stiano bene, secondo lui la scienza e la tecnica devono attenersi a questa etica!

Nonno: Sono d’accordo con questo Levinas però non bisogna dimenticarsi del grande ruolo che la scienza ha e di come la medicina aiuti sempre più persone. Ricordi Luca il mio amico?

Nipote: No, chi è?

Nonno: E’ un mio caro conoscente, gli è stata amputata una gamba e grazie ad una protesi bionica è in grado di camminare!

Nipote: Ecco lo vedi che alla fine mi hai dato ragione, il progresso è positivo!!

Nonno: (ride) Forse sì ma è fondamentale ricordarsi che il progresso è un’arma a doppio taglio e che l’uomo deve sempre affidarsi ad una rigida etica prima di effettuare “atti di progresso”, in modo da portare effettivo beneficio alla società e non danno.

Nipote: Sono d’accordo, però secondo me ci sono moltissimi molti ambiti in cui il progresso è unicamente positivo!

Nonno: Ad esempio?

Nipote: L’arte, la musica, la letteratura, tutto ciò che riguarda la conoscenza, perfino la psicologia!

Nonno: Verissimo, cosa ne pensi di questi ambiti?

Nipote: Penso che la società di oggi è fortemente influenzata dalla trasformazione dell’arte nel corso dei secoli. Nonostante si tenda a considerarla meno importante della scienza, quasi non degna di nota, l’arte ha una grandissima rilevanza nella formazione della società

Nonno: Ma dai… non esageriamo

Nipote: Sul serio! Grazie all’arte il popolo e il singolo nel corso del tempo ha avuto l’opportunità non solo di esprimere se stesso nel suo lato intimo ma di esprimere anche le sue credenze nell’ambito politico, religioso e intellettuale

Nonno: Mh..

Nipote: Non a caso i circoli letterari in realtà erano frequentati anche da artisti e scienziati. E’ innegabile che l’arte faccia parte della cultura

Nonno: Questo è vero, ma cosa c’entra?

Nipote: Il progresso della società non viene proprio dal progresso della cultura?

Nonno:Sì

Nipote: Allora è innegabile che il progresso dell’arte in tutte le sue forme sia estremamente positivo e porti al progresso della società

Nonno: Hai ragione, mi hai convinto. Ti volevo chiedere, perché hai citato la psicologia prima?

Nipote: Perché il progresso di questa, affiancato da quello della medicina, ha portato molte persone a vivere meglio. Molte malattie che ora sono conosciute, curate e prevenute prima erano uno scandalo e portavano la persona che ne era affetta ad essere esclusa dalla società 

Nonno: Non posso che essere d’accordo con te

Nipote: Nonno sono contento di aver avuto questa conversazione con te, penso che abbiamo raggiunto un’idea comune ovvero che..

Nonno: ..Ovvero che l’uomo ha il compito di ricercare il progresso della società, un progresso che però deve essere positivo e che ha molteplici strumenti per poter arrecare beneficio alla società, alcuni meno e alcuni più pericolosi. Deve solamente saperli utilizzare nel modo giusto 

Nipote: Esatto!

venerdì 12 giugno 2020

Sintesi step_#24

Il termine Progresso deriva dal latino progrèssum e il suo significato letterale è cammino, avanzamento, un significato privo di connotazione positiva e negativa.
Con progresso infatti si intende un avanzamento nel tempo e può essere associato sia ad un progresso di una malattia(negativo) sia al progresso di una carriera(positivo).
Tuttavia nel corso del tempo questo termine ha abbandonato sempre di più le sue connotazioni negative, finendo per descrivere un progresso nell’accezione di miglioramento.
Come testimonianza dell’evoluzione di questo termine troviamo i suoi corrispettivi in diverse altre lingue e se consultiamo il dizionario dei contrari troviamo unicamente termini con accezioni negative.
Nel corso della storia però ci sono stati diversi pensieri sul progresso e questo si è espresso in diverse accezioni. Se analizziamo la mitologia, la letteratura(con Pirandello e con lo Zibaldone) e la poesia possiamo infatti vedere come si iniziano a delineare dei pericoli nell’idea di progresso, delle conseguenze in cui l’uomo può incorrere se sottovaluta il progresso.
Partendo da Platone, passando per Fontanelle e ancora da Comte l’idea del concetto viene valorizzata ma si riconosce che il progresso ha dei limiti e delle regole morali da rispettare.
Se così non fosse ci si potrebbe incorrere in scenari utopici o fuori dalla nostra portata.
Non bisogna però dimenticarsi del ruolo fondamentale che il progresso ha, testimoniato dalle sue innumerevoli applicazioni che ogni giorno possiamo vedere ad esempio in un articolo di cronaca, nello studio dell’ingegneria, nell’arte, nel cinema, nella pubblicità e ancora nel suo ruolo in questo periodo di pandemia.
Possiamo rappresentare l’anima del progresso attraverso diverse modalità: un’immagine, un testimonial, un’abbeccedario o una mappa, ognuna di queste modalità sarà efficace nel farci comprendere la complessità del termine.

 

mercoledì 10 giugno 2020

Serie tv step_#22

Episodio 1:
Sara è una ragazza molto fragile, da poco uscita una relazione di breve durata che la ha portata a diventare mamma alla sola età di 21 anni e a crescere suo figlio Giorgio da sola, senza il supporto del suo ex ragazzo e dei suoi genitori, in quanto orfana.
Sara è spaventata e non sa come affrontare la maternità; considerando il suo passato burrascoso e le violenze subite ha paura per il suo futuro figlio e non sa come proteggerlo dalla malignità del prossimo.
Nella città della protagonista un gruppo di scienziati sviluppa un cip, che collegato al cervello di bambini e sincronizzato con un ipad, permetta ai genitori di poter vedere dagli occhi dei figli e decidere addirittura di censurare contenuti violenti e avvisare tramite una notifica i genitori in caso di pericolo.
Venuta a conoscenza di questa opportunità Sara inizia a interrogarsi se sia il caso o meno di sperimentare questa nuova tecnologia sul figlio.

Episodio 2:
Nonostante le sue paure la sua poca esperienza, Sara decide di non affidarsi a questa tecnologia ancora in fase di sperimentazione. La protagonista infatti nonostante si trovi nel 2080, anno di grande fioritura tecnologica e scientifica, e abbia vissuto sulla propria pelle il più grande sviluppo della medicina mai raggiunto prima, ha paura di affidarsi ad una tecnologia così invadente e che soprattutto è ancora in fase di sviluppo.
Grazie all’aiuto di Anna, una sua cara amica manager di un supermercato, Sara riesce a rimediare un lavoro part-time come cassiera e nelle ore di lavoro affida Giorgio dal marito di Anna, che lo fa giocare con suo figlio Alberto.
Per alcuni anni le cose vanno così finché succede il peggio: Sara passando a prendere Giorgio scopre in flagrante Alberto che cerca di abusare suo figlio, schifata e spaventata prende di corsa Giorgio e successivamente racconta il tutto in lacrime ad Anna, la quale non la crede e decide inoltre di licenziarla per aver diffamato il marito.
Sara è disperata, sola, senza amici, senza lavoro e con un figlio di soli 4 anni da mantenere e crescere.
Decide di mettersi alla ricerca di un lavoro e trova solo un lavoro da badante per una coppia di anziani, lavoro che però le toglierà molto tempo che poteva dedicare a Giorgio.
Proprio nel momento in cui decide di accettare il lavoro, Sara ricorda l’esperimento che girava qualche tempo fa...

Episodio 3: 
In preda al panico e allo shock appena subito, Sara decide di reagire di impulso e installare il cip al figlio: era l’unico modo che le era rimasto per poterlo proteggere dal mondo esterno.
Grazie al lavoro da badante Anna riesce a pagare una baby sitter, nonostante ciò decide di imporre a suo figlio il filtro violenza e di tenerlo sotto cip fino ai suoi 14 anni.
Al compimento dei suoi 14 anni la protagonista, dopo avergli nascosto per tutta la sua vita il cip, la protagonista decide di disabilitare ogni funzione a questo connessa.
Giorgio, avendo vissuto una vita senza pericoli e rischi, approcciandosi all’età dell’adolescenza decide però di entrare nel mondo della violenza e delle droghe.
Più gli anni vanno avanti più Giorgio diventa ingestibile finché Anna gli trova delle bustine di stupefacenti in stanza e, senza dirgli nulla decide di riattivare unicamente la funzione di visione attraverso l’ipad e controllare il figlio a sua insaputa.
I mesi vanno avanti e Anna è disperata, suo figlio fa parte di un gruppo di teppisti che ogni giorno vandalizzano diversi negozi, rubano e gestiscono diversi giri di spaccio.
Anna non sapendo cosa fare decide di confessare tutto a Giorgio, raccontandogli come lei ha potuto controllarlo, vedere dai propri occhi ogni volta che voleva.
Giorgio si imbestialisce e decide di vendicarsi con la madre uccidendola.


Commento:
Questa piccola serie tv dimostra come una tecnologia rivoluzionaria, in grado potenzialmente di creare progresso, può rivelarsi un grande errore in quanto poco e etica e con molte insidie nascoste.
Giorgio, il figlio di Anna, per colpa di questo cip infatti non ha potuto vivere la propria infanzia come gli altri bambini e privato del rischio e del pericolo, non appena ne ha l’occasione decide di vivere all’insegna di questo eccedendo in un comportamento dannoso e violento che lo porta addirittura ad uccidere la sua stessa madre.

Etica step_#21

Lo sviluppo scientifico e gli avanzamenti tecnologici raggiunti attualmente ci permettono di creare nuove prospettive di vita e di benessere e hanno il potere di cambiare la società.
Dinnanzi alla vastità degli strumenti fornitici dalla scienza e alle possibilità di cambiamento derivanti da questi, l’uomo ha però iniziato a porsi sempre un maggior numero di interrogativi di natura etica.
Tra tanti, possiamo citare i dubbi suscitati dalla clonazione, dallo studio delle cellule staminali, dalle tecnologie di analisi comportamentale(privacy) o ancora dalla possibilità di poter effettuare un cambiamento di alcuni pezzi del dna, al fine di un miglioramento dello stesso e della “razza umana”.
Nel corso dello sviluppo dell’umanità sono stati molti i casi in cui l’uomo si è sentito legittimato ad poter applicare una sua scoperta, seppur moralmente sbagliata, soltanto perché poteva farlo, giudicando un’azione moralmente giusta solamente poiché realizzabile e frutto di studio (la bomba atomica, gli esperimenti di Mengele, la sedia elettrica, i gas nocivi dei campi di concentramento etc..) e questo ha sempre portato distruzione, sofferenza e un cambiamento della società nonostante derivasse da un progresso scientifico.
Approfondendo una tematica molto discussa accennata precedentemente, quella DNA profiling, accennata prima; se da un lato ha un grande potenziale in quanto, usato a fini diagnostici e terapeutici, è in grado di migliorare la salute della persona, da un altro lato può essere giudicato negativo per il recruitment (ovvero la scelta di determinati geni per assegnare caratteri estetici ben precisi, andando ad eliminare la diversità estetica e proponendo una nuova generazione di persone uscite da uno stampino).
Dall’importanza e la rilevanza di alcune tematiche nasce la necessità di adottare un modello etico comune e un passo importante verso questa direzione è sicuramente la Carta Europea dei Ricercatori, un documento attraverso il quale vengono esposti i principi generali etici, di responsabilità e di libertà adottati dai ricercatori europei.



domenica 7 giugno 2020

Ne lo Zibaldone step_#20

Lo Zibaldone è un diario personale di Leopardi nel quale lui raccoglie pensieri e riflessioni su diverse tematiche poi sviluppate in seguito in altre opere.
Nello Zibaldone il poeta pone le basi del suo pensiero pessimistico storico, anche detto pessimismo leopardiano, ricalcando le differenze tra il modo di vivere nell’antichità e quello nel quale si trova lui.Il poeta sostiene che che le diverse facoltà naturali dell’anima dipendano dalle circostanze in cui l’uomo si trova; pertanto la nascita e lo sviluppo del sentimento e della malinconia è venuto soprattutto a causa del progresso della società, della filosofia della cognizione dell’uomo.
Gli antichi vivevano nella concezione edonistica della vita, allontanando ogni male, a differenza dell’uomo che ora invece è destinato per natura ad essere infelice.
Leopardi dunque delinea una netta differenza tra il passato ed il presente facendo coincidere il progresso della storia e dell’uomo come causa e portatrice del suo male e della sua infelicità.


Utopia step_#19

Il termine Utopia nasce grazie all’opera di Thomas More nel quale egli immagina una società perfetta, senza alcuna problematica sociale e politica; dunque un’utopia di sviluppo: economico, sociale e politico della società.
Ciò che viene però illustrato dal filosofo è un non-luogo in quanto essendo gli uomini per natura imperfetti, non appena cercano di raggiungere la perfezione falliscono.
Nel corso della storia sono stati numerosi i tentativi di raggiungere uno sviluppo utopistico della società, portando alla nascita delle distopie: regimi politici repressivi, fallimentari e pericolosi per lo stesso essere umano.
Come esempi possiamo citare due regimi politici all’apparenza completamente opposti, ma uniti dalle loro caratteristiche utopiche e distopiche: il programma politico di Stalin e quello di Hitler.
Entrambi i dittatori infatti avevano come programma quello di creare una nuova società perfetta da ogni punto di vista, specialmente quello genetico, commissionando diversi esperimenti cosiddetti eugenetici per migliorare il dna umano e avendo rispettivamente due gravi degenerazioni.
Stalin incaricò Il’ja Ivanov di incrociare geneticamente primati e umani per creare un uomo nuovo ed invincibile, creando dei gulag dove imprigionare chiunque non voleva sottostare a questo esperimento e lo stesso Ivanon nel momento in cui fallì nell’esperimento; Hitler cercò di effettuare una selezione delle razze, prediligendo quella ‘ariana’ a discapito di tutte le minoranze e a discapito degli ebrei, compiendo un genocidio di 6 milioni di persone.
Come ci insegna la storia quindi le utopie sul progresso della società non solo sono irrealizzabili poiché hanno la convinzione che gli esseri umani siano perfetti, ma sono dannose per la società.
Una valida alternativa all’utopia potrebbe essere la protopia: un progressivo avanzamento, non prevedibile, non commissionato, ma che si impegni un passo alla volta a risolvere le problematiche della società.

Nella filosofia moderna step_#18

Auguste Comte può essere considerato uno dei massimi esponenti del pensiero positivista.
Nato nel 1898 a Montpellier intraprende una carriera scientifica frequentando la scuola politecnica di parigi, acquisendo fin da subito una fiducia nella matematica e nelle scienze.
Il pensiero filosofico di Comte si colloca nell’ambito della filosofia storica e positivista basata su una completa fiducia nelle scienze e nei dati di fatto.
Possiamo dire che lo scopo fondamentale dello studio di Comte è quello di analizzare le tappe fondamentali del progresso storico individuando tre stadi che riassumono lo sviluppo del pensiero umano.
Il primo stadio è quello teologico in cui l’uomo riesce a spiegarsi i fenomeni naturali ricorrendo alla religione, il secondo è quello metafisico in cui l’uomo non fa altro che formulando nella risposta ciò che era stato chiesto nella domanda, senza rispondervi accuratamente e ricorrendo unicamente alle tautologie, l’ultimo è infine quello positivo-scientifico in cui avviene il vero progresso del pensiero umano, il quale riesce rispondere agli interrogativi attraverso dati confutabili e oggettivi.
Il filosofo dunque fa coincidere il progresso storico con quello del pensiero umano, indicando l’analisi scientifica come unica via da intraprendere per raggiungere la verità.

venerdì 5 giugno 2020

Abbecedario step_#17

Arrangiamento
Business
Componimento
Dinastia
Elaborato
Filosofia
Grandezza
Hybrid (macchine ibride)
Informazione
Limiti
Miglioramento
Natura
Obiettivo
Progetto
Quadro (quadro, visione generale)
Risoluzione
Sviluppo
Talento
Utopia
Vendita
Zampillo (idea)

Testimonial step_#16

Come Testimonial del concetto di Progresso possiamo portare Elon Reeve Musk il quale durante la sua carriera si è contraddistinto per la sua visione futuristica che lo ha portato ad essere uno degli imprenditori di più successo del mondo, nonché il primo privato a far partire una navicella spaziale aldilà dell’atmosfera terrestre.
[Elon Reeve Musk (Pretoria28 giugno 1971) è un imprenditore e inventore sudafricano con cittadinanza canadese naturalizzato statunitense.
È fondatore, AD e CTO di Space Exploration Technologies Corporation (SpaceX), co-fondatore, CEO e product architect di Tesla e co-fondatore e CEO di Neuralink. Inoltre è presidente di SolarCity, fondatore di The Boring Company e co-fondatore di PayPal e OpenAI. Ha inoltre proposto un sistema di trasporto super veloce conosciuto come "Hyperloop". Nel dicembre 2018 si è posizionato alla 25ª posizione nella lista delle persone più potenti del mondo secondo Forbes. A novembre 2019, con un patrimonio di 28,8 miliardi di dollari, risulta al 34º posto della lista delle persone più ricche del mondo secondo Forbes. Oltre ai suoi obiettivi economici primari, Musk ha proposto un aeromobile elettrico supersonico VTOL(decollo e atterraggio verticali) con propulsione a ventole elettriche, con il nome di Musk electric jet. Musk ha affermato che l'obiettivo di SolarCity, Tesla e SpaceX ruota intorno all'ideale di cambiare il mondo e l'umanità.Tra gli altri, ha lo scopo di ridurre il riscaldamento globale tramite l'utilizzo di energie rinnovabili, e riducendo il "rischio di un'estinzione umana" stabilendo una colonia umana su Marte. Tramite SpaceX, Elon Musk si è prefisso l'obiettivo di dare accesso a Internet a tutta la Terra grazie ai satelliti Starlink.]

I limiti step_#15

Nel corso del ‘900 diverse personalità di spicco all’interno dell’ambiente filosofico riflettono su quanto sia possibile rivolgersi al futuro migliorando continuamente la vita umana, dunque portando sviluppo, senza andare ad intaccare le generazioni future e l’ambiente.

Nel 1979 Hans Jonas pubblica “Un’etica per la civiltà” dopo un’ampia riflessione sul dibattito bioetico connesso alla tecnologia. Egli imposta la sua opera come un trattato tecnologico-etico dividendola in sei ampi capitoli dove già nell’introduzione del primo evidenzia come la mancanza di un etica adeguata alla modernità sia la più grande problematica da affrontare nel discorso bioetico.
Egli infatti ritiene necessaria la creazione di una nuova etica, un’etica della civiltà tecnologica, che si adatti alle nuove dimensioni dell’agire umano, confrontandosi dunque con lo sviluppo della tecnica.
Compito dell’essere umano è dunque considerare la natura come un’entità che possiede diritti e soggetta in modo irreversibile e cumulativo sua azione.
Prerogativa di Jonas è l’agire in modo che le conseguenze delle azioni siano compatibili con la permanenza di un’autentica vita nella terra, il filosofo evoca la responsabilità nei confronti dell’avvenire, delle nuove generazioni.
Le azioni del singolo vengono messe sotto analisi e contestualizzate nell’ambito del collettivo, tenendo conto degli effetti che potrebbero portare a lungo termine sulla natura e sulla stessa specie umana. In questo modo Jonas ribadisce l’importanza di un’etica altruista, ambientalista e collettiva.

 "La responsabilità è la cura per un altro essere quando venga riconosciuta come dovere, diventando “apprensione” nel caso in cui venga minacciata la vulnerabilità di quell’essere. [...] Quanto piú lontano nel futuro, quanto piú distante dalle proprie gioie e dai propri dolori, quanto meno familiare è nel suo manifestarsi ciò che va temuto, tanto piú la chiarezza dell’immaginazione e la sensibilità emotiva debbono essere mobilitate a quello scopo" (Il principio responsabilità). -Hans Jonas

mercoledì 3 giugno 2020

Cronaca step_#14

Di particolare rilevanza nell’ambito del progresso medico ed ingegneristico possiamo citare questo articolo di Wired che illustra un sensazionale studio effettuato da parte della Francia: un esoscheletro comandato attraverso il pensiero che ha portato un paziente paralizzato a poter camminare dopo anni.
https://www.wired.it/scienza/medicina/2019/10/04/esoscheletro-robot-pensiero/?refresh_ce=



Dopo due anni di sperimentazione e un primo fallimento, seppur l’esoscheletro pesi 65kg e non riesca a permettere tutti i gradi di libertà del corpo umano, questa tecnologia ha aperto le porte ad un nuovo modo di vivere la malattia e ha donato un’emozione indescrivibile a Thibault, il paziente invalidato che è riuscito a camminare per 145 metri.

“Mi sono sentito come il primo uomo sulla luna. Non camminavo da due anni. Avevo dimenticato di essere più alto di molte persone nella stanza. È stato davvero impressionante”. -Thibault

Ingegneria biomedica step_#13

Possiamo riscontrare progresso in diversi ambiti dell’ingegneria; difatti basti pensare alle conoscenze sull’universo raggiunte grazie all’ingegneria aerospaziale che affida costantemente agli astronauti nuove strumentazioni di analisi o ancora al progresso raggiunto nell’analisi dell’atomo grazie al contributo dell’ingegneria fisica.
Analizziamo però in dettaglio il ruolo dell’Ingegneria Biomedica.
Questo ramo è particolarmente significativo per dimostrare come il concetto di progresso sia presente nell’ingegneria in quanto è allo stesso tempo figlio e genitore del progresso tecnologico.
L’ingegneria biomedica è quella specializzazione che si occupa di migliorare costantemente gli strumenti utilizzati nella medicina, fungendo come legame tra l’apparato medico e quello ingegneristico. Possiamo definirla figlia del progresso tecnologico poiché nell’ambito della ricerca sono necessarie tecnologie ingegneristiche sempre più avanzate e allo stesso tempo può essere genitore, portatrice di progresso poiché riesce a portare nell’ambito medico nuove tecnologie non più rilegate unicamente all’ambito ingegneristico.
Senza questo ambito dell’ingegneria, ad esempio, non sarebbe stato possibile donare ad un’apparecchiatura che nel passato era solo estetica(le protesi), una nuova funzione permettendo all’utilizzatore di comandarla tramite impulso nervoso.
Dunque l’ing. biomedica volgendo sempre un occhio verso il futuro della tecnologia può sicuramente essere definita portatrice di progresso.



giovedì 30 aprile 2020

Pensiero step_#12

Sul finire del XVII secolo Bernard Le Bovier de Fontenelle attraverso la stesura del testo Querelles des Anciens et des Modernes (Digressione degli antichi e moderni) delinea una nuova concezione del progresso, distaccandosi dalla tradizione che tendeva a valorizzare il passato e gli antichi.
Fontenelle infatti sostiene che il progresso dell’umanità sia senza fine e non ripete uno schema circolare ripetitivo. 
Questa concezione si basa sulla costanza della natura umana: egli infatti dimostra come la natura umana e l’intelligenza della specie non muta nel tempo, dunque sarebbe fuori luogo pensare che gli antichi siano stati più intelligenti di noi o meno, la differenza risiede solo negli strumenti.
La fortuna dell’uomo moderno consiste nel poter usare a proprio vantaggio le scoperte già raggiunte per poterne raggiungere nuove, dunque portando l’umanità ad un progresso continuo che la elevi rispetto all’antichità.






Pandemia step_#11

In questa situazione di emergenza dovuta alla pandemia risulta notevole e centrale il ruolo della tecnologia, senza la quale molte delle certezze e delle attività che quotidianamente effettuiamo, ci sarebbero state negate a causa dell’impossibilità di uscire.
L’istruzione risulta un esempio più che adeguato, il ministro dell’istruzione infatti lanciando l’hashtag #lascuolacontinua garantisce l’istruzione e la formazione di migliaia di persone, tra giovani e bambini.
Senza la tecnologia ci sarebbero trovati a non poter continuare in modo adeguato l’anno scolastico o a doverlo interrompere completamente durante il periodo di chiusura delle strutture (es. studenti di scuola elementare che necessitano spiegazioni e supporto dai docenti), con videolezioni e supporto digitale si riesce invece, con le dovute limitazioni e difficoltà, a portare avanti lo studio e la carriera scolastica. Allo stesso modo risulta possibile il così detto “Smart working” adottato da molte aziende che così hanno permesso ai propri dipendenti di continuare a lavorare dalle proprie scrivanie di casa.
(Approfondimento: https://www.panorama.it/amp/il-ruolo-della-scuola-ai-tempi-del-coronavirus-2645563971)
Purtroppo la reclusione in una casa per così tanto tempo può causare uno scompenso delle nostre emozioni, rendendoci più fragili, tristi e frustrati, aggravando la psiche dei più deboli. Senza tecnologia un supporto professionale non sarebbe possibile, invece grazie alle piattaforme di videochiamata chiunque, a maggior ragione di frequentava già uno psicoterapeuta, può effettuare una visita dalla propria stanza.
I social inoltre, se usati in modo adeguato, possono risultare anche un mezzo tramite il quale avere un supporto emotivo e connetterci con i nostri affetti.
(Approfondimento: https://www.vice.com/it/article/jge9mb/psicoterapia-psicologo-online-da-casa)
La tecnologia potrebbe infine risultare utile anche a scopo medico, infatti esistono già strumenti tecnologici in grado di effettuare delle diagnosi a distanza, permettendo di alleggerire il carico degli ospedali.
(Approfondimento: https://www.wired.it/amp/274272/internet/regole/2020/03/25/coronavirus-tecnologia/)



Cinema step_#10




In questa clip, finale del film su Steve Jobs, egli decide di registrare uno spot motivazionale e per celebrare le persone come lui: i folli.
Il discorso è un vero e proprio inno alla diversità, alla ricerca e alla creatività, anche se questa in un primo momento potrebbe non essere capita. 
Il protagonista infatti sostiene che il mondo è in continuo progresso grazie alle azioni degli anticonformisti e dei ribelli che portano avanti le loro idee contro tutto e tutti, finendo per essere definiti folli ma risultando dei veri e propri geni e risorse per il mondo.
Il progresso del mondo, il suo miglioramento, le scoperte, le rivoluzioni (come quella tecnologica portata dalla Apple) vengono dunque associate a personalità fuori dagli schemi, che bisognerebbe incoraggiare piuttosto di ostacolare.
Questi individui sono infatti gli unici in grado di cambiare il mondo.

Arte step_#09

               Joseph Mallord William Turner, Pioggia, vapore e velocità, 1844, Londra, National Gallery.


Questo dipinto risulta esemplare per rappresentare il concetto di progresso. Il pittore infatti si colloca in un contesto in cui la pittura si stava evolvendo, abbracciando nuove tipologie e modalità di vedere e rappresentare la realtà.
Turner decide inoltre di immortalare il progresso tecnologico dell’epoca, in particolare il primo treno a vapore inglese. Per Turner fu di grande ispirazione questa novità tecnologica in quanto si rapportava in maniera diversa con la natura rispetto alle precedenti, riuscendo a creare dei fenomeni atmosferici. 
Il treno infatti attraversando un muro di pioggia riesce a creare e diffondere nuvole di vapore.
Nei suoi dipinti spesso la natura si trova alle prese con il progresso umano, in questo caso il progresso tecnologico del treno viene affiancato da quello della pittura e si serve di quest’ultimo per esprimersi. Turner nel dipinto decide di utilizzare un turbine di pennellate come metafora della velocità, della forza, della potenza del treno.
Anche la luce e il paesaggio assumono ruoli fondamentali nella costruzione del dipinto e della sua atmosfera, i giochi di luce e lo sondo poco chiaro creano infatti una apparente confusione nel quadro.
Questa confusione potrebbe essere superficialmente associata ad una scarsa attenzione e tecnica di Turner, il quale al contrario la crea con un preciso intento: rappresentare l’impetuosità e l’irruenza del treno, catturando il movimento nell’attimo quasi intrappolando più istanti ed impressioni in uno solo.
In questo senso Turner può essere considerato precursore del movimento futurista, anch’esso incentrato sulla rappresentazione del movimento e della tecnologia.

Platone step_#08

«Grosso modo la legge dice che nelle disgrazie la cosa migliore è stare il più possibile calmi e non agitarsi, perché il bene e il male di questi eventi non è chiaro e chi li sopporta di malanimo non ne ricava alcun miglioramento per l’avvenire; inoltre nessuna [604c] delle cose umane è degna di essere presa troppo sul serio e il dolore ostacola ciò che in questi casi deve soccorrerci al più presto». «A che cosa alludi?», domandò.

«Alla capacità di riflettere sull’accaduto», risposi, «e di adattare, come in un tiro di dadi, la propria condizione alla casualità degli eventi, a seconda della scelta che la ragione indica come la migliore; e se abbiamo ricevuto un colpo, non dobbiamo passare il tempo a gridare come fanciulli, tenendo con la mano la parte colpita, bensì abituare sempre l’anima a guarire e raddrizzare il più presto possibile [604d] la parte caduta a malata, eliminando il piagnisteo con la medicina».
-Platone(Repubblica)

Nell’antichità e nel tempo di Platone il concetto di progresso storico della società non era diffuso, era solito infatti volgere uno sguardo al passato in quanto si aveva una percezione ciclica della storia secondo la quale un evento poteva realizzarsi solo se era già avvenuto nel passato.
Secondo questa concezione un evento mai realizzato non avrebbe potuto mai esprimersi, dimostrando una diffidenza verso cambiamento e il progresso della società. L’unico progresso ammesso era quello interno del ciclo e quello personale dell’individuo.
In questo passo della Repubblica Platone si focalizza sulla crescita personale dell’individuo dimostrando come reagire al dolore e alle disgrazie della vita, senza farsi abbattere e crescendo costruttivamente grazie a queste.



mercoledì 29 aprile 2020

Poesia step_#07

XXXIV - LA GINESTRA, O FIORE DEL DESERTO


“E gli uomini vollero piuttosto
le tenebre che la luce.
GIOVANNI, III, 19.
Qui su l'arida schiena
Del formidabil monte
Sterminator Vesevo,
La qual null'altro allegra arbor nè fiore,
Tuoi cespi solitari intorno spargi,
Odorata ginestra,
Contenta dei deserti. Anco ti vidi
De' tuoi steli abbellir l'erme contrade
Che cingon la cittade
La qual fu donna de' mortali un tempo,
E del perduto impero
Par che col grave e taciturno aspetto
Faccian fede e ricordo al passeggero.
Or ti riveggo in questo suol, di tristi
Lochi e dal mondo abbandonati amante,
E d'afflitte fortune ognor compagna.
Questi campi cosparsi
Di ceneri infeconde, e ricoperti
Dell'impietrata lava,
Che sotto i passi al peregrin risona;
Dove s'annida e si contorce al sole
La serpe, e dove al noto
Cavernoso covil torna il coniglio;
Fur liete ville e colti,
E biondeggiàr di spiche, e risonaro
Di muggito d'armenti;
Fur giardini e palagi,
Agli ozi de' potenti
Gradito ospizio; e fur città famose
Che coi torrenti suoi l'altero monte
Dall'ignea bocca fulminando oppresse
Con gli abitanti insieme. Or tutto intorno
Una ruina involve,
Dove tu siedi, o fior gentile, e quasi
I danni altrui commiserando, al cielo
Di dolcissimo odor mandi un profumo,
Che il deserto consola. A queste piagge
Venga colui che d'esaltar con lode
Il nostro stato ha in uso, e vegga quanto
E' il gener nostro in cura
All'amante natura. E la possanza
Qui con giusta misura
Anco estimar potrà dell'uman seme,
Cui la dura nutrice, ov'ei men teme,
Con lieve moto in un momento annulla
In parte, e può con moti
Poco men lievi ancor subitamente
Annichilare in tutto.
Dipinte in queste rive
Son dell'umana gente
Le magnifiche sorti e progressive.

Qui mira e qui ti specchia,
Secol superbo e sciocco,
Che il calle insino allora
Dal risorto pensier segnato innanti
Abbandonasti, e volti addietro i passi,
Del ritornar ti vanti,
E proceder il chiami.
Al tuo pargoleggiar gl'ingegni tutti,
Di cui lor sorte rea padre ti fece,
Vanno adulando, ancora
Ch'a ludibrio talora
T'abbian fra se. Non io
Con tal vergogna scenderò sotterra;
Ma il disprezzo piuttosto che si serra
Di te nel petto mio,
Mostrato avrò quanto si possa aperto:
Ben ch'io sappia che obblio
Preme chi troppo all'età propria increbbe.
Di questo mal, che teco
Mi fia comune, assai finor mi rido.
Libertà vai sognando, e servo a un tempo
Vuoi di novo il pensiero,
Sol per cui risorgemmo
Della barbarie in parte, e per cui solo
Si cresce in civiltà, che sola in meglio
Guida i pubblici fati.
Così ti spiacque il vero
Dell'aspra sorte e del depresso loco
Che natura ci diè. Per questo il tergo
Vigliaccamente rivolgesti al lume
Che il fe palese: e, fuggitivo, appelli
Vil chi lui segue, e solo
Magnanimo colui
Che se schernendo o gli altri, astuto o folle,
Fin sopra gli astri il mortal grado estolle.

Uom di povero stato e membra inferme
Che sia dell'alma generoso ed alto,
Non chiama se nè stima
Ricco d'or nè gagliardo,
E di splendida vita o di valente
Persona infra la gente
Non fa risibil mostra;
Ma se di forza e di tesor mendico
Lascia parer senza vergogna, e noma
Parlando, apertamente, e di sue cose
Fa stima al vero uguale.
Magnanimo animale
Non credo io già, ma stolto,
Quel che nato a perir, nutrito in pene,
Dice, a goder son fatto,
E di fetido orgoglio
Empie le carte, eccelsi fati e nove
Felicità, quali il ciel tutto ignora,
Non pur quest'orbe, promettendo in terra
A popoli che un'onda
Di mar commosso, un fiato
D'aura maligna, un sotterraneo crollo
Distrugge sì, che avanza
A gran pena di lor la rimembranza.
Nobil natura è quella
Che a sollevar s'ardisce
Gli occhi mortali incontra
Al comun fato, e che con franca lingua,
Nulla al ver detraendo,
Confessa il mal che ci fu dato in sorte,
E il basso stato e frale;
Quella che grande e forte
Mostra se nel soffrir, nè gli odii e l'ire
Fraterne, ancor più gravi
D'ogni altro danno, accresce
Alle miserie sue, l'uomo incolpando
Del suo dolor, ma dà la colpa a quella
Che veramente è rea, che de' mortali
Madre è di parto e di voler matrigna.
Costei chiama inimica; e incontro a questa
Congiunta esser pensando,
Siccome è il vero, ed ordinata in pria
L'umana compagnia,
Tutti fra se confederati estima
Gli uomini, e tutti abbraccia
Con vero amor, porgendo
Valida e pronta ed aspettando aita
Negli alterni perigli e nelle angosce
Della guerra comune. Ed alle offese
Dell'uomo armar la destra, e laccio porre
Al vicino ed inciampo,
Stolto crede così, qual fora in campo
Cinto d'oste contraria, in sul più vivo
Incalzar degli assalti,
Gl'inimici obbliando, acerbe gare
Imprender con gli amici,
E sparger fuga e fulminar col brando
Infra i propri guerrieri.
Così fatti pensieri
Quando fien, come fur, palesi al volgo,
E quell'orror che primo
Contra l'empia natura
Strinse i mortali in social catena,
Fia ricondotto in parte
Da verace saper, l'onesto e il retto
Conversar cittadino,
E giustizia e pietade, altra radice
Avranno allor che non superbe fole,
Ove fondata probità del volgo
Così star suole in piede
Quale star può quel ch'ha in error la sede.

Sovente in queste rive,
Che, desolate, a bruno
Veste il flutto indurato, e par che ondeggi,
Seggo la notte; e sulla mesta landa
In purissimo azzurro
Veggo dall'alto fiammeggiar le stelle,
Cui di lontan fa specchio
Il mare, e tutto di scintille in giro
Per lo vòto Seren brillar il mondo.
E poi che gli occhi a quelle luci appunto,
Ch'a lor sembrano un punto,
E sono immense, in guisa
Che un punto a petto a lor son terra e mare
Veracemente; a cui
L'uomo non pur, ma questo
Globo ove l'uomo è nulla,
Sconosciuto è del tutto; e quando miro
Quegli ancor più senz'alcun fin remoti
Nodi quasi di stelle,
Ch'a noi paion qual nebbia, a cui non l'uomo
E non la terra sol, ma tutte in uno,
Del numero infinite e della mole,
Con l'aureo sole insiem, le nostre stelle
O sono ignote, o così paion come
Essi alla terra, un punto
Di luce nebulosa; al pensier mio
Che sembri allora, o prole
Dell'uomo? E rimembrando
Il tuo stato quaggiù, di cui fa segno
Il suol ch'io premo; e poi dall'altra parte,
Che te signora e fine
Credi tu data al Tutto, e quante volte
Favoleggiar ti piacque, in questo oscuro
Granel di sabbia, il qual di terra ha nome,
Per tua cagion, dell'universe cose
Scender gli autori, e conversar sovente
Co' tuoi piacevolmente, e che i derisi
Sogni rinnovellando, ai saggi insulta
Fin la presente età, che in conoscenza
Ed in civil costume
Sembra tutte avanzar; qual moto allora,
Mortal prole infelice, o qual pensiero
Verso te finalmente il cor m'assale?
Non so se il riso o la pietà prevale.

Come d'arbor cadendo un picciol pomo,
Cui là nel tardo autunno
Maturità senz'altra forza atterra,
D'un popol di formiche i dolci alberghi,
Cavati in molle gleba
Con gran lavoro, e l'opre
E le ricchezze che adunate a prova
Con lungo affaticar l'assidua gente
Avea provvidamente al tempo estivo,
Schiaccia, diserta e copre
In un punto; così d'alto piombando,
Dall'utero tonante
Scagliata al ciel, profondo
Di ceneri e di pomici e di sassi
Notte e ruina, infusa
Di bollenti ruscelli,
O pel montano fianco
Furiosa tra l'erba
Di liquefatti massi
E di metalli e d'infocata arena
Scendendo immensa piena,
Le cittadi che il mar là su l'estremo
Lido aspergea, confuse
E infranse e ricoperse
In pochi istanti: onde su quelle or pasce
La capra, e città nove
Sorgon dall'altra banda, a cui sgabello
Son le sepolte, e le prostrate mura
L'arduo monte al suo piè quasi calpesta.
Non ha natura al seme
Dell'uom più stima o cura
Che alla formica: e se più rara in quello
Che nell'altra è la strage,
Non avvien ciò d'altronde
Fuor che l'uom sue prosapie ha men feconde.

Ben mille ed ottocento
Anni varcàr poi che spariro, oppressi
Dall'ignea forza, i popolati seggi,
E il villanello intento
Ai vigneti, che a stento in questi campi
Nutre la morta zolla e incenerita,
Ancor leva lo sguardo
Sospettoso alla vetta
Fatal, che nulla mai fatta più mite
Ancor siede tremenda, ancor minaccia
A lui strage ed ai figli ed agli averi
Lor poverelli. E spesso
Il meschino in sul tetto
Dell'ostel villereccio, alla vagante
Aura giacendo tutta notte insonne,
E balzando più volte, esplora il corso
Del temuto bollor, che si riversa
Dall'inesausto grembo
Sull'arenoso dorso, a cui riluce
Di Capri la marina
E di Napoli il porto e Mergellina.
E se appressar lo vede, o se nel cupo
Del domestico pozzo ode mai l'acqua
Fervendo gorgogliar, desta i figliuoli,
Desta la moglie in fretta, e via, con quanto
Di lor cose rapir posson, fuggendo,
Vede lontano l'usato
Suo nido, e il picciol campo,
Che gli fu dalla fame unico schermo,
Preda al flutto rovente
Che crepitando giunge, e inesorato
Durabilmente sovra quei si spiega.
Torna al celeste raggio
Dopo l'antica obblivion l'estinta
Pompei, come sepolto
Scheletro, cui di terra
Avarizia o pietà rende all'aperto;
E dal deserto foro
Diritto infra le file
Dei mozzi colonnati il peregrino
Lunge contempla il bipartito giogo
E la cresta fumante,
Ch'alla sparsa ruina ancor minaccia.
E nell'orror della secreta notte
Per li vacui teatri, per li templi
Deformi e per le rotte
Case, ove i parti il pipistrello asconde,
Come sinistra face
Che per voti palagi atra s'aggiri,
Corre il baglior della funerea lava,
Che di lontan per l'ombre
Rosseggia e i lochi intorno intorno tinge.
Così, dell'uomo ignara e dell'etadi
Ch'ei chiama antiche, e del seguir che fanno
Dopo gli avi i nepoti,
Sta natura ognor verde, anzi procede
Per sì lungo cammino,
Che sembra star. Caggiono i regni intanto,
Passan genti e linguaggi: ella nol vede:
E l'uom d'eternità s'arroga il vanto.
E tu, lenta ginestra,
Che di selve odorate
Queste campagne dispogliate adorni,
Anche tu presto alla crudel possanza
Soccomberai del sotterraneo foco,
Che ritornando al loco
Già noto, stenderà l'avaro lembo
Su tue molli foreste. E piegherai
Sotto il fascio mortal non renitente
Il tuo capo innocente:
Ma non piegato insino allora indarno
Codardamente supplicando innanzi
Al futuro oppressor; ma non eretto
Con forsennato orgoglio inver le stelle,
Nè sul deserto, dove
E la sede e i natali
Non per voler ma per fortuna avesti;
Ma più saggia, ma tanto
Meno inferma dell'uom, quanto le frali
Tue stirpi non credesti
O dal fato o da te fatte immortali.”


Questo scritto, detto anche il “testamento” di Leopardi mette in luce le sue considerazioni sulla storia e sul progresso. Dal punto di vista del poeta il progresso non si esprime come un movimento positivo e costruttivo, bensì come una grande e pericolosa decadenza verso la quale gli uomini stanno sprofondando.
Questo pensiero viene chiamato “Pessimismo storico” o ancora, per la sua particolarità, “Pessimismo Leopardiano”.
Nelle prime strofe Leopardi si impegna a rimarcare una grande distanza tra il passato e il presente, dimostrando come l’uomo stia perdendo la sua razionalità e si stia abbandonando alla religione e alle illusioni. l’uomo infatti non è più guidato dallo spirito illuminista e nonostante ciò si considera più importante di quel che è.
L’uomo ormai può trovare risposte e verità solo in se stesso e deve abbandonarsi al destino e alla natura che lo porteranno alla distruzione.



giovedì 16 aprile 2020

Letteratura step_ #06

Nella letteratura numerosi sono i casi dove il concetto di progresso assume una veste negativa, sottolineando la paura dei letterati verso la tecnologia e il progresso in quanto questi potrebbero spogliare le diverse arti del loro reale valore, facendole diventare una caricatura di loro stesse dove il contributo umano diventerebbe apatico o addirittura obsoleto. I “ Quaderni di Serafino Gubbio operatore” di Pirandello sono un ottimo esempio a supporto di questa tesi.


Serafino Gubbio  con la sua cinepresa.

Serafino Gubbio è un operatore cinematografico, il suo lavoro consiste nel riprendere gli attori che recitano con la sua cinepresa negli studi della Kosmograph, posizione che lo porta a considerarsi enormemente alienato dalla realtà. Il personaggio ha una raccolta di quaderni, attraverso la quale riesce a sfogarsi e liberare i suoi pensieri sulla sua condizione.  
Pirandello si pone in completa antitesi con il clima di celebrazione delle modernità espresso da Marinetti e dagli intellettuali dell’epoca. In questa opera lo scrittore analizza il cinema, una nuova arte sviluppatasi il quel periodo grazie allo sviluppo tecnologico, usandola come metafora per mostrare l’alienazione generata dalla modernità.
L’arte del cinema per lo scrittore è muta espressione di immagini e linguaggio di apparenze, non appena la cinepresa imprime meccanicamente la parola nel film, distrugge la sua stessa arte. trasformandosi in una copia caricaturale del teatro: una mimesis del reale.
Il romanzo inizia con una triste affermazione di serafino, egli infatti dichiara di studiare le persone speranzoso che loro riescano a capire cosa fanno, al contrario di lui che non comprende ormai neanche se stesso. Il personaggio si presenta subito apatico, freddo, privo di una partecipazione emotiva. Per lui e per i suoi colleghi le nuove divinità sono il ferro, il metallo, la macchina: strumenti attraverso i quali l’uomo si è trasformato da poeta fiero dei propri sentimenti in un automa schiavo e idolo degli strumenti meccanici, che ormai hanno soppiantato l’arte.
Per serafino scrivere i quaderni è uno sfogo, un urlo di aiuto di fronte alla sua “professionale impassibilità” nella quale si ritrova ad essere solamente una mano che gira la manovella. La morte dell’arte, della letteratura trovano metafora in Serafino anche attraverso i suoi quaderni, che sono digressioni, non sono completi, non sono romanzi.
La critica della cinepresa e di ciò che rappresenta arriva al culmine nel tragico finale della storia: durante una ripresa di Serafino un attore invece di sparare ad una tigre spara a sua moglie e poi viene successivamente divorato dalla tigre. Serafino decide di continuare impassibile a riprendere l’accaduto e successivamente utilizzare il nastro, modificandolo, per altri film.

”(…) NON GEMEVO, NON GRIDAVO: LA VOCE, DAL TERRORE, MI S’ERA SPENTA IN GOLA, PER SEMPRE. ECCO. HO RESO ALLA CASA UN SERVIZIO CHE FRUTTERÀ TESORI (…). AVEVA IN CORPO QUELLA MACCHINA LA VITA DI UN UOMO; GLIEL’AVEVO DATA DA MANGIARE FINO ALL’ULTIMO, FINO AL PUNTO CHE QUEL BRACCIO S’ERA PROTESO A UCCIDERE LA TIGRE.“ (SERAFINO GUBBIO)





Dialogo_ step#25

Nipote:Hey nonno, posso farti una domanda? Nonno:Certo dimmi pure Nipote: Molte volte mi rimproveri perché mi vedi sempre col telefono.. ma ...